
Si dice che il tempo guarisca ogni ferita. Ma, per Amir, il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati. Ma ad attenderlo, a Kabul, non ci sono solo i fantasmi della sua coscienza. C'è una scoperta sconvolgente, in un mondo violento e sinistro dove le donne sono invisibili, la bellezza è fuorilegge e gli aquiloni non volano più.
Un libro che prende l'anima e ti lascia dentro un'infinita tristezza, ma ti fa capire perchè sia giusto che anche i soldati italiani combattano, armi alla mano, contro i Talebani. E' un romanzo, non ha nessuna pretesa ideologica, ma racconta, con uno stile perfetto, storie vere. I colori, gli odori, i personaggi, le strade, i bus, le scudisciate, le violenze.
Il libro è stato pubblicato in dodici Paesi con oltre 500.000 copie vendute in Italia. Tradotto in 35 Paesi, nel 2007 diventerà un film da Dreamworks.
Autore: Khaled Hosseini
Pagine: 400
Edizione:PIEMME
Khaled Hosseini
Nato a Kabul nel 1965, è figlio di un'insegnante e di un diplomatico. Fino al 1980 ha vissuto a Parigi e, dopo l'invasione sovietica, la sua famiglia ha chiesto e ottenuto asilo politico agli Stati Uniti, stabilendosi in California. Laureatosi in Medicina, Khaled è poi diventato medico. Il cacciatore di aquiloni è il suo primo romanzo.
L'inizio:
Uno
Dicembre 2001
Sono diventato la persona che sono oggi all’età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.
Nell’estate del 2001 mi telefonò dal Pakistan il mio amico Rahim Khan. Mi chiese di andarlo a trovare. In piedi in cucina, il ricevitore incollato all’orecchio, sapevo che in linea non c’era solo Rahim Khan. C’era anche il mio passato di peccati non espiati. Dopo la telefonata andai a fare una passeggiata intorno al lago Spreckels. Il sole scintillava sull’acqua dove dozzine di barche in miniatura navigavano sospinte da una brezza frizzante. In cielo due aquiloni rossi con lunghe code azzurre volavano sopra i mulini a vento, fianco a fianco, come occhi che osservassero dall’alto San Francisco, la mia città d’adozione. Improvvisamente sentii la voce di Hassan che mi sussurrava: Per te qualsiasi cosa. Hassan, il cacciatore di aquiloni.
Seduto su una panchina all’ombra di un salice mi tornò in mente una frase che Rahim Khan aveva detto poco prima di riattaccare, quasi un ripensamento. Esiste un modo per tornare a essere buoni. Alzai gli occhi verso i due aquiloni. Pensai ad Hassan. A Baba e ad Ali. A Kabul. Pensai alla mia vita fino a quell’inverno del 1975. Quando tutto era cambiato. E io ero diventato la persona che sono oggi ...